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giovedì 7 ottobre 2010

Poeta
Scrivere è come spogliare il corpo dalle mie debolezze, dalla mia indescrivibile inquietudine, l’apoteosi perfetta del mio essere e il torpore affranto e imprescindibile della mia maledizione. Nutro l’anima nell’ora più gelida della notte, nell’ombra più inquietante quella che incatena la luce, dove la danza dell’inchiostro sveste le parole da flebili emozioni e da ingombranti paure. Con tocco leggero disegno parabole urlanti in rime, nel silenzio più acuto della solitudine, dove la mia follia danza bramosa nell’odore della carne, e nello stridio dei fogli, il cuore tace. Nel grappolo infernale dei miei deliri, dove geometrici ostentano, i miei scuri occhi brillare, trascino i miei sogni sospesi verso l’oblio della speranza e liberarli da ogni schiavitù. Prigioniero dei miei stessi aguzzi sentimenti che urlano contorti nella mia vita sanguinante. Catturo lesto come un corvo assetato ogni profonda lacrima di passione, ogni disperazione, cercando l’essenza nell’infinita linea della mia memoria dove sotterro l’ira e semino la ragione. Raccolgo dalla vita ogni suo respiro, i suoi traumi, le laceranti trame inequivocabili delle storie colme di odori, gli inconfessabili segreti, le noie, la fatalità dei peccati, le profondità, il canto dell’amore. Scrivo e racconto con coraggio il mio riflesso e in armonia con l’inchiostro spoglio me stesso.

Poeta Maledetto

Copyright©2010
(Francesco Daloiso)

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